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Uomini che affrontano la paternità…

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asilo parcheggio

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A me lo avevano dato fotocopiato i maestri dell’asilo di duepuntozero.
Mi faceva fatica ricopiarlo, ne ho trovato una versione ridotta qui. Leggetelo e meditate e magari diteci che ve ne pare.

HO INIZIATO a lavorare nei nidi nel 1974, quando l’ Opera Nazionale Maternità e Infanzia stava ormai chiudendo i battenti: allora i Comuni si trovarono ad ereditare e dover gestire asili che erano stati costruiti nelle aziende, vicino o dentro alle fabbriche, a fianco degli uffici (ricordo i nidi della Manifattura Tabacchi alle Cascine, dell’Enel sul lungarno Colombo, del Mercato Ortofrutticolo a Novoli) col preciso scopo di “assistere” i bambini delle donne lavoratrici. Un’ assistenza fatta soprattutto (e forse anche unicamente) di accudimento igienico, attenzione alimentare, protezione fisica: quando Giuseppe Sparnacci come psicologo e io come pediatra fummo incaricati dal Comune di entrare in queste strutture per studiarne la situazione gestionale, per analizzare le criticità dei rapporti col personale, rivedere le diete, dare insomma a tutto l’ insieme un orientamento medico-pedagogico aggiornato, ci trovammo di fronte ad un quadro allarmante. Allora una tata poteva avere da sola anche venticinque bambini da gestire, di età diverse e oltretutto in spazi inadeguati e poco protetti … si capisce che fra spintoni e inevitabili cadute qualche danno ci scappava comunque. Questo era uno dei motivi che faceva sì che la presenza del dottore nel nido fosse sentita come indispensabile. ALLARMA oggi la sensazione che chi si occupa dei nidi e del loro futuro stia imboccando una strada sbagliata, abbia come “perso la memoria”, prefigurandosi un ritorno ad un passato nebuloso, dove si faceva confusione fra assistere e accrescere. Sono i nuovi progetti di asili condominiali e aziendali che spaventano:a mio giudizio soluzioni “a metà”, prive di concrete garanzie di competenza e qualità e presentate invece come avanguardie. Il concetto è che il servizio pubblico non è in grado di aprire nuovi spazi e quindi passa la palla al privato. Un meccanismo diabolico che oggi funziona molto bene politicamente, tanto che anche sul sanitario si è imboccata questa strada: troppo lunga la lista d’ attesa? Ti dò i soldi per poterti far andare dal privato e tante scuse! Nel complesso dunque mi sembra che le soluzioni proposte alla mancanza di posti nei nidi vadano inesorabilmente nella direzione di costruire nuovi baby-parking, nel vero senso della parola. Pericolosissimo poi avventurarsi nella strada di aumentare il numero di iscrizioni spingendosi al limite tollerabile basandosi sul fatto statistico che, causa malattie, i bambini che frequentano mediamente sono meno della capienza prevista. Si avverte insomma la necessità di richiamare ad una concretezza e ad una scientificità certa tutto quel mondo formativo che ruota oggi intorno alle famiglie. Il nido deve tornare ad essere un sostegno alla genitorialità, rifuggendo dalla trappola che già si intravede all’orizzonte di ridiventare un bel posteggio colorato, pieno di giochi, con buon cibo ma inesorabilmente posteggio. Ai bambini serve altro.
PAOLO SARTI (
L’ autore è medico pediatra a Firenze)

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Written by Babbo Leo

marzo 24th, 2010 at 4:57 pm

Posted in asilo,segnalazioni

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