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Uomini che affrontano la paternità…

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Roma ti culla, e Firenze?

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Roma ti culla

Roma ti culla

Parliamo di una buona iniziativa che potrebbe (e dovrebbe) essere replicata anche in altre città. Magari anche a Firenze? Nel maggio del 2006 l’allora Sindaco Uolter Veltroni ha presentato una tenera iniziativa per le famiglie romane e i giovani cittadini della Capitale.

il “Kit alla Nascita – Roma ti culla”, una iniziativa di promozione e di sostegno alla famiglia ed alla genitorialità rivolta a tutti i piccoli neocittadini romani.

Di fatto, al di là del kit, si tratta di un segno di accoglienza e sensibilità nei confronti di chi rappresenta il futuro e porta una ricchezza all’intera città.

Da martedì 2 maggio 2006 verrà distribuito in tutti i reparti di ostetricia di ospedali e cliniche della capitale il kit per le neo-mamme, un omaggio del Comune (Assessorato all’Infanzia e alla Famiglia) alle giovani madri e ai bambini che vengono alla luce nella Città Eterna (circa 26.000 nascite ogni anno). Il kit sarà consegnato alle mamme al momento della dimissione dall’ospedale (o dalla casa di cura).

Ecco, nel dettaglio, il contenuto della confezione:

1) borsone (rosa per le femmine, azzurro per i maschi) da usare come ‘necessaire’ per il neonato, per portarsi dietro pannolini, biberon, cambi ecc.

2) “Carta del Bambino” in convenzione con Farmacap, l’azienda delle farmacie comunali: dà diritto a sconti e facilitazioni sui prodotti per la prima infanzia presso le stesse farmacie comunali (oltre a sconti supasseggini, bilance, sterilizzatori ecc., anche oltre il primo anno del bambino). La carta, che va attivata in farmacia al momento del primo uso, è accompagnata da istruzioni. La stessa card dà diritto ad un’assicurazione gratuita Europassistance che comporta una serie di servizi gratuiti: tele-assistenza con un ginecologo o un pediatra all’altro capo del filo, due visite specialistiche a casa e un’ambulanza a domicilio l’anno, consegne urgenti di medicine e referti, viaggio del bambino in caso di intervento all’estero.

3) La “Guida al percorso di nascita e dopo la nascita“, con tutte le informazioni utili su ambulatori pediatrici pubblici e convenzionati, vaccinazioni, scelta del pediatra ecc.

4) L’album illustrato “Ho chiesto a Roma“, che i genitori potranno leggere e mostrare al bambino, quando sarà più grande, per una prima conoscenza della città natale, delle sue bellezze e delle sue tradizioni.

5) La carta di Roma e una guida ai servizi per l’infanzia da 0 a 3 anni – asili nido, ludoteche, biblioteche, parchi e aree giochi…– , con indirizzi e numeri di telefono.

6) Un cd dal titolo “Canta la filastrocca“, con canzoni e nenie popolari (le stesse ancora utilizzate da maestre e assistenti degli asili comunali per intrattenere i bambini). Il disco è nato dall’idea diun’educatrice romana di asilo nido, vincitrice del Premio Nathan nel 2000. Ottimo per la ninna-nanna del piccolo, ma anche per i genitori che, cantando ai figli in casa le stesse filastrocche, possonorafforzare il legame affettivo-educativo con le insegnanti.

7) Una copia della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia.

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Written by Babbo Leo

ottobre 17th, 2008 at 12:16 pm

Posted in Pargoli

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ASILO (POLITICO?)

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chiedo asilo (nido)

chiedo asilo (nido)

Ma vostro figlio va al nido comunale?

Secondo il sole24ore che rilancia una inchiesta di CittadinanzaAttiva:

In Italia gli asili nido sono cari e difficilmente accessibili: più di tremila strutture e 130.244 posti disponibili in 1.388 comuni (il 17% dei municipi italiani) non coprono le esigenze delle famiglie con un bambino da zero a tre anni. Nonostante il numero dei nidi comunali sia cresciuto, un quarto dei genitori che richiede l’iscrizione rimane in lista d’attesa(…)

Un nucleo familiare con un reddito lordo annuo pari a circa 44.200 euro spende 3mila euro per la retta scolastica del proprio bambino. Un costo che ammonta a circa il 10% della spesa media mensile totale e ha un’incidenza del 6,5% sul reddito lordo disponibile (e di circa l’8,5% su quello netto) se si considerano 10 mesi di frequenza a tempo pieno.

I dati sono contenuti nel dossier sugli asili comunali in Italia dell’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva: una ricerca condotta in tutti i capoluoghi di provincia che evidenzia le gravi carenze del nostro Paese nell’ambito delle politiche familiari per cui si investe solo l’1% della ricchezza nazionale, nettamente al di sotto della media dell’Unione Europea pari al 2,1 per cento. Cifre che se accompagnate a quelle dell’alto tasso di disoccupazione femminile, lasciano comprendere la difficile possibilità di accesso agli asili comunali: solo per il 6% dei bambini. Altrove come in Francia, Irlanda e Danimarca le percentuali salgono 38% e al 64%. Una situazione peggiore è riscontrabile solo in Spagna (5%) e in Grecia (3 per cento).
(Dal SOLE24ORE)

Indagine completa  di CIttadinanza Attiva su asili nido (luglio 2008)

Il livello di servizio offerto dai Comuni è sicuramente alto in termini di qualità, purtroppo altrettanto non può dirsi della ricettività.
Anche se la toscana (in media) è al terzo posto per la percentuale di bambini che riesce ad accogliere siamo ancora lontani dalla soddisfazione.

La tabella su Firenze è eloquente, solo il 14% dei potenziali fruitori di asili nido ha speranza di essere effettivamente iscritto a un asilo del Comune di Firenze, mentre l’obiettivo europeo è del 33% (pag 42 del rapporto)

Certo non è che oggi si possa con la bacchetta magica risolvere il problema degli asili però magari nel corso del tempo e volendolo fare la situazione la possiamo migliorare.

Potremmo costruirne di nuovi?
Potremmo incentivarne di privati?
Si potrebbe anche risolvere il problema applicando un Modello Erode (ma non so se il proponente sarebbe rieletto)

Firenze (pagina 48 del rapporto) è 69° (sessantanovesima) su 98 nella classifica della percentuale delle domande di iscrizione agli asili nido soddisfatte (anno 2006/7) dei capoluoghi di provincia italiani.
Il punto è che per ogni bambino a casa con lui sta anche una mamma che deve rinunciare alla propria professione, alla propria carriera e anche agli introiti economici che un lavoro porta.
La fatica per chi resta fuori dalla classifica comunale non è solo economica, rinunciare ad uno stipendio.
C’è il costo maggiore che si deve sostenere se si vuole tentare di passare ad un asilo privato, costa circa il 30% in più.

C’è altrimenti una fatica che vien di solito caricata sul resto della famiglia in termini di rinuncia a un eventuale secondo o terzo figlio. C’è il carico per eventuali nonni che si rendano disponibili a badare ai piccoli, comunque magari non possono farlo a tempo pieno. e poi vogliamo che i Bamboccioni continuino a farsi aiutare dai genitori?


Insomma stare fuori dalla classifica ha un costo sociale assai elevato, molto più caro del costo della babysitter.

Che dite, ce la facciamo a far cambiare le cose?

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Written by Babbo Leo

settembre 22nd, 2008 at 5:29 pm