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Uomini che affrontano la paternità…

Debutto e orgoglio paterno (un anno fa)

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Al limite della pineta lo staff  “M’occupo dei tuoi marmocchi” del campeggio richiedeva iscrizioni per giocare a calcetto, iscrizioni aperte a giovani atleti tra i 6 e i 17 anni. Due euro il prezzo del divertimento, gelato compreso.
Matteo vuoi?
Sì voglio!
Bene alle 4 di questo pomeriggio assaggerai per la prima volta il campo da gioco.
Iscrizione alle 12, partita alle 16, restano 4 ore d’apprensione.
Facciamo tardi? A che ora gioco? Andiamo a giocare? Non facciamo tardi?
Alle tre rotte del pomeriggio mi avvio alla tenda a prendere scarpe e calzini per la partita. Arriviamo al campo che stanno chiamando proprio Matteo, viene messo nella squadra Gialla. Squadra Gialla contro squadra Blu.
I bimbetti sono agghindati con quelle odiose casacche, che vestite da loro sono ancora più oscene scendendo sotto il ginocchio a metà stinco.
Le squadre risultano piuttosto equilibrate, l’arbitro-scout o è molto in gamba o ha molta fortuna.
La partita è di 20 minuti, 10 per tempo.
Comincia la partita e i bimbi si comportano come è lecito attendersi: tutti dietro al pallone in una perpetua mischia, tirando calci secondo il noto adagio di Nereo Rocco* nella speranza che il pallone esca dalla mischia e che un fortunato possa trovarsi nella posizione per calciare verso uno dei portieri. Matteo mantiene tutto sommato debite distanze dalla furiosa mischia, forse essendo uno dei più piccoli cerca solo di salvaguardare i propri garretti da indiscriminati calcioni, forse un po’ di timidezza.
Fatto sta che la palla gli finisce tra i piedi la prima volta e in maniera del tutto unica rispetto al branco stoppa il pallone, guarda e passa. Sono compiaciuto e sorpreso: si fa così!
La furente mischia continua indistinta, la palla schizza spesso in fallo laterale mentre il più lesto di tutti cerca una vana rincorsa, oppure ben distante dalla porta nei rari tentativi di segnare il primo punto.
Verso la metà del primo tempo l’arbitro concede una punizione diretta ai limiti dell’area della squadra Blu, un giovane biondino dall’antipatica maglia del gobbo Del Piero s’incarica di calciarla e segna! Uno a zero per la squadra Gialla. I genitori del futuro campione del Mondo incitano in maniera sempre più pomposa, il piccolo cresce sotto la pesante voglia del padre che non lesina urlati “Noooooooooooooo!” allo sbaglio del piccolo funambolo. Il primo tempo finisce così.
Durante l’intervallo entro in campo per mettere quella dannata casacca nei pantaloncini di Matteo. Non si poteva vedere. Eppoi il regolamento prevede che la maglia stia nei pantaloncini per evitare trattenute, non che si corra il rischio ma atteniamoci alle regole.
Matteo pare aver superato l’iniziale imbarazzo ed è sempre più presente nel cuore dell’azione e quando ha la palla cerca sempre di farne qualcosa invece di sperare nel fortunoso rimbalzo. Fatto sta che si ritrova davanti al portiere, lo fa stendere a terra e con il piatto serve la più facile delle palle al futuro capocannoniere del Campionato di Serie A che solitario sulla linea di porta appoggia in rete (capito Lettieri? Appoggia in rete, non spara a lato!).
Sono stupito, francamente stupito, Matteo fa le cose giuste al momento giusto e se non tutte gli riescono io posso orgogliosamente affermare che almeno ci ha provato. Ma lo stupore non finisce qui.
Pallonata lunga del portiere (le pallonate le tirano da Dio) e a seguito del liscio a centrocampo (anche il liscio è da Dio) Matteo riesce ad addomesticare (linguaggio strettamente tecnico) il pallone che scivola in avanti anziché rimbalzare a casaccio; Matteo è molto veloce e s’invola verso il portiere avversario lasciandosi la muta di bimbi alle spalle (e palla al piede non è affatto facile, chiedete a chi ne capisce) e quando il portiere prova la disperata uscita (era quello che  doveva fare in effetti), calcia forte e la palla finisce al sette (altro tecnicismo per dire incrocio dei pali). Tre a zero e disfatta per la squadra Blu!
I complineti si sprecano, anche i genitori del promettente pallone d’oro sono stupiti. Io applaudo felice, la madre applaude e urla nemmeno fosse in curva e il piccolo Francesco sulle mie spalle sbatte le mani piene dei miei orecchi sulla mia testa: applauso tanto muto quanto divertente.
La partita finisce col rotondo risultato di 3 a 0. Matteo è arrossato per il tanto correre e ancora emozioanto per la prima rete. Tutti ci congratuliamo con lui per la bella prestazione. Io sono sinceramente molto orgoglioso.
Ma la parte più difficile deve ancora venire. La parte dei complimenti privati quando con i lucciconi agli occhi mi congratulo con lui per l’ottimo esordio. Ha corso e combattuto, è stato l’unico consapevole della necessità di passare la palla partecipando a un gioco di squadra, ha servito un assist delizioso condito da finta sul portiere e segnato uno splendido goal.
A distanza di giorni ancora mi emoziono a ripensare alla sua naturale bravura.
Bravo Matteo così si gioca al pallone!

*Tu calcia, se prendi anche il pallone meglio.

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Written by rebeccagin

giugno 4th, 2009 at 12:39 pm

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