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Uomini che affrontano la paternità…

il pesciolino

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Ci sentiamo sempre dire che la fantasia dei nostri figlioli va stimolata. Ecco, giusto, stimoliamola. La loro Fantasia. Ma la nostra la usiamo mai? Non è che non ci riesce stimolare la loro perché la nostra ormai è andata?

Ci hanno proposto (imposto sarebbe più corretto forse) all’asilo nido lo scorso anno di creare una storia e di disegnarla per poterla poi raccontare ai nostri figli. Doveva stare in 6 disegni, argomento libero. Dietro ad ogni disegno ci sarebbe stato il relativo pezzetto della storia.

Ammetto che non è stato facilissimo, comunque questo è il risultato. (testi di ilbabbo, illustrazioni di lamamma)

IL PESCIOLINO 1 e 2

C’era una volta n piccolo pesciolino di nome Arturo. Ad Arturo non piaceva fare il bagno, e nemmeno la doccia. Decise allora di provare nuove avventure.


Dopo avere parlato con la sua mamma, Arturo decise di andare sulla luna ma non riusciva a saltare abbastanza in alto: la luna era troppo lontana.

IL PESCIOLINO pag 3 e 4


Arturo allora provò ad andare sul sole, ma era troppo caldo.


Provò anche ad arrivare in montagna, nuotando e risalendo un fiume. Arrivato in cima però dovette tornare indietro perché il fiume era finito.


5 e 6

Allora provò ad andare sulla spiaggia. Ma più si avvicinava più era faticoso perché l’acqua era sempre meno e non riusciva a respirare. Arturo decise allora di tornare indietro.

A questo punto si accorse che con tutto questo nuotare e saltare aveva imparato a fare il bagno e decise di restare in acqua a fare il pesciolino con la sua mamma e i suoi fratelli pesciolini.


E voi che cosa vi siete inventati? Ce lo raccontate?

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Written by Babbo Leo

marzo 23rd, 2010 at 6:27 am

Posted in apprendimento,babbi

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4 Responses to 'il pesciolino'

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  1. Mah ora così su due piedi dirti cosa ci saremmo inventati mi pare addirittura impossibile.
    Ti dirò però che ho letto con molta attenzione questa favola. Sulle prime mi son detto che perbacco pare di leggere Verga: non lasciare mai il tuo scoglio, stai a casa che l’è meglio. Poi non posso negare del bel finale nel quale il pesciolino impara a essere sè stesso (orfano del padre però! Cristo santo babbobabbo!). Questa storiella mi ha però fatto pensare al mio Unopuntozero che quanlche sabato fa tra i compiti per il weekend aveva da raccontare una storia usando: all’inizio, mentre, dopo, infine e non ricordo che altro. In sostanza s’inventò di due fratelli gemelli che crescevano perché i genitori li facevano mangiare molto bene e mentre crescevano così bene i genitori invecchiavano. Crescevano, crescevano che arrivarono al punto in cui non si cresce più; infine erano diventati come il loro babbo e la loro mamma. In confidenza confesso che mentre seguivo le battute finali della storia per qualche secondo ho pensato: “e ora mi scrive che infine creparono”.

    rebeccagin

    23 mar 10 at 10:58

  2. Io ho inventato una fiaba per mia figlia quando era piccolina.
    Lei me la faceva raccontare sempre, anche perchè io la recitavo.
    Ancora oggi recito per lei che ha 15 anni, ad esempio, invento la macchinina che sbatte sui muri per avvicinarmi e per infine prendersi un bacio. Lo so che può sembrare strano che una signora attempata faccia queste cose, ma è così, a casa mia quella seria e’ mia figlia.

    Dunque la fiaba si intitola: Le ghiande gemelle.

    C’era una volta una enorme quercia, la quercia era in un bosco bellissimo, pieno di alberi e animali e uccelli.
    Sulla grande quercia erano nate due ghiande gemelle, avevano lo stesso picciolo, due piccoli cappelli e stavano vicine vicine. Le due ghiande erano però diverse, una era bella grande, gonfia, lucida, l’altra era invece piccola e brutta.
    La ghianda grande era tutta contenta di essere così, e se ne vantava, bella e grande era divenuta anche presuntuosa e, così piena di se’, anche un po’ cattiva.
    Mentre erano sul ramo le ghiande gemelle parlavano, e la grande ripeteva sempre che lei “così grande” sarebbe stata sicuramente molto fortunata, una così bella ghianda avrebbe certo avuto un grande futuro, da lei sarebbe nata una grande quercia, forse anche più bella di quella da cui erano nate.
    Dal canto suo la piccola ghianda guardava la grande e pensava che sì in effetti lei così brutta non poteva aspirare a grandi cose e umilmente ascoltava.
    Venne a fine estate un gran temporale, e vento, e tuoni e le due ghiande caddero a terra e cadendo si divisero.
    La piccola ghianda salutava la grande e disse addio, buona fortuna!.
    La grande ghianda invece non guardava nulla, pensava solo a se stessa, era li’ che diceva “io, io tocca a me!!”.
    Arrivò la notte e arrivarono anche gli animali del bosco, e così i cinghiali che sono ghiotti di ghiande.
    Sotto la quercia c’erano tante ghiande cadute e la mamma cinghiale disse ai suoi piccoli di mangiare le piu’ grandi e le piu’ succulente.
    La grande ghianda finì in pancia a un piccolo cinghialino.
    E’ la piccola?
    Aveva un po’ paura ma nulla si aspettava e quindi rimase li’.
    Cosi’ piccina nessuno la noto’.
    Dopo un po’ la piccola ghianda fece una radice e presto divenne un piccola pianta e poi una grande quercia, una quercia così bella che nessuno poteva immaginare.
    Spesso ripensava a quella sua sorella gemella e un po’ si dispiaceva.
    In fondo lei non sapeva che per diventare un grande quercia non serve essere belle e grandi basta essere ghiande, come lei!

    75840243

    23 mar 10 at 14:48

  3. Urca! E si può rivendere?

    rebeccagin

    23 mar 10 at 15:28

  4. Certo! Solamente a titolo gratuito e a minori di 10 anni.

    75840243

    23 mar 10 at 16:06

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