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Uomini che affrontano la paternità…

codice giallo, allarme rosso

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Si sa che la prima regola è mai non farsi prendere dal panico e noi infatti non ci siamo fatti prendere dal panico, ci siamo solo spaventati, un pochino. E non è stato tanto il tanto sangue quanto l’assenza di ferite visibili che ci ha fatto portare il biondo (aka duepuntozero) al Meyer di giovedi sera.

Il poveretto barcolla, non molla e talvolta caracolla. Diciamo che ha un’andatura briaca. Stavolta, secondo me, anche a causa di un palloncino che lo ha tratto in inganno, non ha messo proprio bene le mani avanti e ha incontrato violentemente il pavimento in cotto. Tranquilli, il pavimento non si è scheggiato. Nemmeno il ciuccio si è rovinato. Tuttavia a causa della fiumana di sangue che ha cominciato a sgorgare si è un pò macchiata la maglia.

Solo a onor di cronaca riporto che il babbo (io) ha minimizzato, la mamma (lei) ha subito individuato il percorso medico da fare: OSPEDALE. Abbiamo avvisato i santi nonni che sono corsi a badare al moro (aka unopuntozero). Grazie nonni. Noi siamo cosi potuti correre, si fa per dire, al pronto soccorso dei bambini di Firenze. La paura nasceva dal fatto che un dentino ballava e eravamo stati allarmati dalla storia di una caduta simile che aveva messo a repentaglio la gemma (o come si dice) dei denti veri, non quelli di latte di un bambina di amici di famiglia.

Diciamo subito che arrivati al Meyer (ospedale dei bimbi di Firenze) la situazione è apparsa subito perlomeno lunga. Una marea di genitori o presunti tali, una marea di bimbi e affini, più o meno sani. Il primo pensiero è stato di guadagnare un posto in lista e poi attendere. Il secondo pensiero che se anche uno arrivasse sano è matematico che esce malato con quella concentrazione di malati.

Scampanelliamo per il triage, ci facciamo vedere, attendiamo di essere richiamati, veniamo richiamati, entriamo, prego sedetevi, grazie, nome, cognome, che è successo, dove è successo, è uscito sangue, ha pianto, quanti anni ha, bellino, come ti chiami, vabbene vi chiamiamo noi. Codice Verde. Dice Verde, non sarà Giallo ma almeno non è Bianco. Aspettiamo. Ci si stufa presto. Duepuntozero si è calmato, giochiamo un pò ma il nano è stravolto e si vede. Stiamo lontani dalla folla, alcuni con mascherine da giapponesi, evitiamo il possibile. Sullo schermo del codometro scorrono i numeri. Ci sono una decina di Verdi avanti a noi, piano piano scodano. Ma piano piano.

Il numero dei codici bianchi da visitare è stato stazionario tra 24 e 26. Sono soprattutto tossi e febbri. Scopriremo dopo qualche giorno che per i codici bianchi c’è un solo medico. Fa quel che può, e anche se fosse il più bravo del mondo… Non vi racconto lo strazio dei genitori e dei bimbi costretti ad attendere in una sala di attesa che mai è comoda come casa o a riposare forzatamente su seggiole mai comode come il più scomodo dei divani di casa. Per la cronaca, al mattino dopo il pronto soccorso era deserto. Ho chiesto come mai e la risposta è stata, ma al mattino i bambini vanno a scuola. Quindi quelli che riempiono il pronto soccorso non sono i bambini ma i genitori che tornando a casa, col senso di colpa, ce li portano.

Quando, dopo 4 ore e passa, all’una e venti, tocca a noi io e il nano dobbiamo essere svegliati dalla brava mamma. Ci eravamo infatti appisolati l’uno in collo all’altro su quelle scomodissime panchine. Si vede che è figlio mio (o che perlomeno da me sta imparando) da come è capace di addormentarsi ovunque. Entriamo dalla dottoressa e inizia la visita. Scopriamo che il codice giusto sarebbe stato il Giallo (che ci avrebbe risparmiato almeno un pò di attesa). I denti sembrano ok ma l’indomani dobbiamo tornare per un controllo specialistico dal dentista.

Al mattino scopriremo che i denti a ballare sono due. Poco da fare, lavategli i denti spesso, non sono poi molti. Mettetegli questa specie di dentifricio di protezione la sera e la mattina e tornate per un controllo. Saluti e grazie.

Una cosa però l’abbiamo imparata: di sera in caso di bisogno, chiamate il pediatra o dategli latte e miele e, se si può, evitiamo di farvi la notte al pronto soccorso per 3 linee di febbre o due colpi di tosse. Piuttosto andiamoci la mattina, quando i genitori sono al lavoro…

Written by Babbo Leo

novembre 30th, 2009 at 7:29 am

Posted in medicina,segnalazioni

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