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Uomini che affrontano la paternità…

Archive for the ‘apprendimento’ Category

Un dono per te, un dono per noi

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La ludoteca del Quartiere 2 ”La Tana dell’Orso”di viale De Amicis 21, non è solo un luogo per bambini ma offre spazi di conoscenza e confronto anche ai genitori, in modo da scambiarsi esperienze e svolgere anche attività per favorire la crescita del bambino, specie nei primi mesi di vita. Una di queste iniziative, “Un dono per te, un dono per noi”, sarà in calendario a partire da domani, martedì 4 maggio dalle 10 alle 11,30. Un laboratorio in cui i grandi realizzano piccoli giochi da regalare poi ai cuccioli di pochi giorni fino a nove mesi. In pratica i genitori saranno guidati da persone esperte a prendere coscienza dei bisogni dei propri figli piccoli anche attraverso la costruzione di giocattoli adatti alla loro età. Si replica anche l’11, il 18 e 25 maggio, stesso orario. Info e iscrizioni, tel. 055 2767452.

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Written by beffatotale

maggio 3rd, 2010 at 1:07 pm

Bagni sporchi? “Li puliscono i bambini…”

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Ancora una volta il mondo della scuola è protagonista. Secondo questa notizia (ns fonte repubblica.it) il preside di una scuola elementare, non potendo rintracciare i colpevoli che hanno imbrattato i bagni in maniera inaccettabile, ha deciso di punire tutti i bambini dell’istituto.  Come? Obbligandoli a pulire i bagni. Tutti i bambini. Ovviamente le proteste dei genitori non si sono fatte attendere. In particolare un genitore ha scritto al Preside, al Provveditorato e al Sindaco e minaccia di fare ricorso al tribunale.

Immagino che tra i genitori che hanno ricevuto la comunicazione ci possano essere state reazioni diverse. Ancora non sono riuscito a “mettere a fuoco” la mia reazione: per prima cosa escludo che si tratti di una sporcizia tanto anomala da non poter essere affrontata da chi di dovere… e in tal senso se non potesse affrontarla chi è preparato (e pagato per farlo) come potrebbero farlo un gruppo di bambini di 6-10 anni? In questo senso, la mia immaginazione va al Preside, e contino ad immaginare, che con questo gesto avrà voluto richiamare l’attenzione delle famiglie ad educare i propri figli a tenere un comportamento corretto e civile a scuola, così come a casa. E in questo senso mi viene da pensare che il gesto sia più che altro simbolico – anche perchè supponiamo che ci siano almeno 5 classi (dalla prima alla quinta) di almeno 20 bambini l’una, il primo è letteralmente nella cacc… ma l’ultimo lo trova lindo! Ma ancora una volta la ragione mi riporta al messaggio educativo di questo intervento. Ma forse immagino troppo… ed allora cerco l’articolo originale, quello ripreso da Repubblica, direttamente da “Il Gazzettino” di Padova, con tanto di commenti sotto. Leggo e comincio a mettere a fuoco il mio pensiero. Nonostante la mia fervida immaginazione… se fosse capitato a me, come genitore, non avrei protestato. Forse inviterei  mio figlio a spiegare agli altri bambini come si usano i bagni! E se invece scoprissi che è stato lui a fare il danno?

Se a voi arrivasse una lettera del genere dalla scuola che reazione avreste?? I commenti sono benvenuti…

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Written by Jago

maggio 1st, 2010 at 11:40 pm

Pane e Acqua! IO NON CI STO (2)

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Della mensa che aveva lasciato a “Pane ed Acqua” alcuni alunni ne avevamo parlato qui, riprendendo la notizia di un benefattore che aveva saldato il debito denunciando con l’occasione il proprio dissenso in una lettera. Ma a questo benefattore se ne aggiunge un altro, direttamente dal Congo. La notizia, riportata dal Corriere, è quella di un padre comboniano che dal Congo ha inviato una somma sufficiente a sfamare un bambino per un anno a mensa. Ma anche lui ha affidato ad una lettera il proprio pensiero:

Caro “cittadino di Adro”, abbiamo letto qua in Africa, la tua lettera “Io non ci sto” e anche noi ci uniamo al tuo messaggio e al tuo gesto. Inviamo un contributo per pagare la mensa per un anno a uno dei tuoi-nostri bimbi…
A Muahnga e Bunyatenge, piccoli villaggi di foresta, ogni giorno diamo a tutti i ragazzi delle scuole (circa 900) una tazza di “masoso”, pappetta fatta mais-sorgo-soja senza zucchero: è capitato qualche volta che la casseruola si vuotasse troppo in fretta; subito i bimbi che avevano già ricevuto si sono mossi e hanno condiviso la loro tazza con gli altri.
Il contributo che mandiamo è null’altro che questo gesto, anche perché so che gli altri bimbi di Adro lo farebbero spontaneamente. Siamo sicuri che anche gli amici che ci hanno dato questi soldi come gesto di solidarietà e giustizia ne saranno fieri.

Continuo a riflettere…

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Written by Jago

aprile 23rd, 2010 at 4:38 pm

Posted in mangiare,scuola

Pane e Acqua ? IO NON CI STO!

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E’ di questo periodo la crescente polemica sui bambini di alcune mense scolastiche lasciati a pane e acqua perchè i genitori NON avevano pagato le rette. Sui giornali e media se ne sono sentite e lette di tutti i colori. Personalmente, ho vissuto le notizie in maniera incredula, non credendoci fino in fondo, ma pensando “ai soliti giornalisti” che esagerano. Forse non volevo pensarci. Oggi ho cambiato idea.

Oggi sul sito de ilsole24ore è apparsa la notizia di un anonimo benefattore che ha saldato il debito di alcune famiglie e si è offerto per garantire la copertura fino alla fine dell’anno scolastico. In seguito a questo gesto ci sono state alcune famiglie, regolarmente paganti, che hanno manifestato CONTRO il benefattore. Più che il gesto del benefattore, mi ha colpito la sua lettera. Ritengo necessario, indispensabile portarla all’attenzione di quante più persone possibile.

Ecco la lettera. E mi trova d’accordo su tutto.

Ed ecco un altro contributo che mi è stato segnalato. Buone riflessioni.

Dall’Unità del 23 marzo 2010 – articolo di Concita De Gregorio:

Qualche volta mi è capitato di dimenticare le rette scolastiche. La mensa, soprattutto. Quando i figli sono tutti piccoli, bollettini diversi scadenze diverse: le portano a casa negli zaini dicono mamma tieni, uno appoggia distratto il pezzo di carta sulla mensola, poi magari non si trova più, si perde in mezzo ad altre carte. Si paga in ritardo, con la penale, senza decreti ovviamente, e finisce lì. La prossima volta si sta più attenti. Non si pensa mai – e questo dipende dal fatto, credo, che siamo cresciuti, la mia generazione è cresciuta in un Paese dove la scuola pubblica specie quella elementare era fantastica, la cura dei bambini un bene superiore condiviso – che le colpe dei padri possano ricadere sui figli. C’entrano anche certi insegnamenti primari, certo, tipo questo. Perciò non succede niente, se un padre dimentica di pagare una retta di certo la scuola farà in modo che il bambino non sia neppure sfiorato da un pensiero che non saprebbe concepire. Se – più grave, più triste – i genitori non possono, invece, pagarla, la scuola – il comune, l’ente pubblico, lo Stato – si fa carico della debolezza dei grandi e protegge i piccoli. È ovvio che quando i bambini si siedono a tavola, a mensa, devono avere nei piatti tutti la stessa pasta al sugo. Non c’è nemmeno bisogno di spiegare perché. Perciò ci saranno cose più gravi ma mi dispiace, non riesco a pensare ad altro che a quei nove bambini che lunedì si sono seduti ai piccoli tavoli spostando le piccole sedie, hanno aspettato che arrivasse come ogni giorno la signora con carrello e hanno visto la pasta nei piatti degli altri, il pane nel loro.Scuola elementare di Montecchio Maggiore, provincia di Vicenza. Il comune (Lega, Pdl) aveva avvisato: questa la spiegazione. Sette bimbi stranieri, due italiani: pane e acqua. Riuscite a immaginarvi di avere sei anni, sedervi a tavola coi compagni, vedervi porgere un pezzo di pane, la pasta nei piatti degli altri e i loro sguardi su di voi? Sentire il compagno che chiede «perché tu mangi il pane», e non sapere cosa rispondere? Provate ad andare a ritroso negli anni, a mettervi in quelle scarpe e quei grembiuli: che cosa fareste? Piangereste, restereste in silenzio, mangereste il panino, dareste una spinta al compagno rovesciando il piatto? Ma che paese siamo diventati? Ma cosa ci è successo? Ma come è possibile che abbiamo smarrito persino l’istinto a tutelare l’innocenza, la cura dello sguardo di un bimbo, il suo valore? Cosa ci stiamo a fare, di cosa parliamo se non sappiamo sentire e insegnare questo? Da dove possiamo ripartire se non da qui? Il resto, tutto il resto, ne consegue. Mille posti in meno alla Fiat, altre mille famiglie che presto non potranno pagare le rette. Andate a cercare la notizia nei giornali, nei tg. Cercate bene, poi fateci sapere. A qualcuno interessa se da domani ci saranno mille posti di lavoro in meno? Non tocca mai a noi, non è vero? Sono storie di poveri, una minoranza. E se nostro figlio è compagno di banco e di classe dei nove a pane e acqua alla fine sarà meglio cambiargli scuola, che magari poi fa domande a cui non sappiamo rispondere. È così imbarazzante sentire i bambini che domandano perché. Diamogli la play station, così stanno zitti.

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Written by Jago

aprile 13th, 2010 at 3:50 pm

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festa del babbo

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Me lo immaginavo che tornando a casa il 19 marzo avrei trovato qualcosa che spontaneamente i puntozero avevano messo assieme per la festa del babbo. La mano assassina che il sistema ha armato è stata quella di unopuntozero.

Mi immaginavo un portapenne, un fermacravatta, un qualche cosa…FESTA DEL PAPA'  2010 interno Non mi aspettavo un ritratto.

Ed evitate ogni commento pseudo psicologico, li ha già fatti la babysitter.

ps.
quella a sinistra è lamamma, io sono quello a destra.

Ah, si capiva? Vabbè scusate la precisazione…

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Written by Babbo Leo

marzo 25th, 2010 at 12:09 pm

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asilo parcheggio

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A me lo avevano dato fotocopiato i maestri dell’asilo di duepuntozero.
Mi faceva fatica ricopiarlo, ne ho trovato una versione ridotta qui. Leggetelo e meditate e magari diteci che ve ne pare.

HO INIZIATO a lavorare nei nidi nel 1974, quando l’ Opera Nazionale Maternità e Infanzia stava ormai chiudendo i battenti: allora i Comuni si trovarono ad ereditare e dover gestire asili che erano stati costruiti nelle aziende, vicino o dentro alle fabbriche, a fianco degli uffici (ricordo i nidi della Manifattura Tabacchi alle Cascine, dell’Enel sul lungarno Colombo, del Mercato Ortofrutticolo a Novoli) col preciso scopo di “assistere” i bambini delle donne lavoratrici. Un’ assistenza fatta soprattutto (e forse anche unicamente) di accudimento igienico, attenzione alimentare, protezione fisica: quando Giuseppe Sparnacci come psicologo e io come pediatra fummo incaricati dal Comune di entrare in queste strutture per studiarne la situazione gestionale, per analizzare le criticità dei rapporti col personale, rivedere le diete, dare insomma a tutto l’ insieme un orientamento medico-pedagogico aggiornato, ci trovammo di fronte ad un quadro allarmante. Allora una tata poteva avere da sola anche venticinque bambini da gestire, di età diverse e oltretutto in spazi inadeguati e poco protetti … si capisce che fra spintoni e inevitabili cadute qualche danno ci scappava comunque. Questo era uno dei motivi che faceva sì che la presenza del dottore nel nido fosse sentita come indispensabile. ALLARMA oggi la sensazione che chi si occupa dei nidi e del loro futuro stia imboccando una strada sbagliata, abbia come “perso la memoria”, prefigurandosi un ritorno ad un passato nebuloso, dove si faceva confusione fra assistere e accrescere. Sono i nuovi progetti di asili condominiali e aziendali che spaventano:a mio giudizio soluzioni “a metà”, prive di concrete garanzie di competenza e qualità e presentate invece come avanguardie. Il concetto è che il servizio pubblico non è in grado di aprire nuovi spazi e quindi passa la palla al privato. Un meccanismo diabolico che oggi funziona molto bene politicamente, tanto che anche sul sanitario si è imboccata questa strada: troppo lunga la lista d’ attesa? Ti dò i soldi per poterti far andare dal privato e tante scuse! Nel complesso dunque mi sembra che le soluzioni proposte alla mancanza di posti nei nidi vadano inesorabilmente nella direzione di costruire nuovi baby-parking, nel vero senso della parola. Pericolosissimo poi avventurarsi nella strada di aumentare il numero di iscrizioni spingendosi al limite tollerabile basandosi sul fatto statistico che, causa malattie, i bambini che frequentano mediamente sono meno della capienza prevista. Si avverte insomma la necessità di richiamare ad una concretezza e ad una scientificità certa tutto quel mondo formativo che ruota oggi intorno alle famiglie. Il nido deve tornare ad essere un sostegno alla genitorialità, rifuggendo dalla trappola che già si intravede all’orizzonte di ridiventare un bel posteggio colorato, pieno di giochi, con buon cibo ma inesorabilmente posteggio. Ai bambini serve altro.
PAOLO SARTI (
L’ autore è medico pediatra a Firenze)

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Written by Babbo Leo

marzo 24th, 2010 at 4:57 pm

Posted in asilo,segnalazioni

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il pesciolino

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Ci sentiamo sempre dire che la fantasia dei nostri figlioli va stimolata. Ecco, giusto, stimoliamola. La loro Fantasia. Ma la nostra la usiamo mai? Non è che non ci riesce stimolare la loro perché la nostra ormai è andata?

Ci hanno proposto (imposto sarebbe più corretto forse) all’asilo nido lo scorso anno di creare una storia e di disegnarla per poterla poi raccontare ai nostri figli. Doveva stare in 6 disegni, argomento libero. Dietro ad ogni disegno ci sarebbe stato il relativo pezzetto della storia.

Ammetto che non è stato facilissimo, comunque questo è il risultato. (testi di ilbabbo, illustrazioni di lamamma)

IL PESCIOLINO 1 e 2

C’era una volta n piccolo pesciolino di nome Arturo. Ad Arturo non piaceva fare il bagno, e nemmeno la doccia. Decise allora di provare nuove avventure.


Dopo avere parlato con la sua mamma, Arturo decise di andare sulla luna ma non riusciva a saltare abbastanza in alto: la luna era troppo lontana.

IL PESCIOLINO pag 3 e 4


Arturo allora provò ad andare sul sole, ma era troppo caldo.


Provò anche ad arrivare in montagna, nuotando e risalendo un fiume. Arrivato in cima però dovette tornare indietro perché il fiume era finito.


5 e 6

Allora provò ad andare sulla spiaggia. Ma più si avvicinava più era faticoso perché l’acqua era sempre meno e non riusciva a respirare. Arturo decise allora di tornare indietro.

A questo punto si accorse che con tutto questo nuotare e saltare aveva imparato a fare il bagno e decise di restare in acqua a fare il pesciolino con la sua mamma e i suoi fratelli pesciolini.


E voi che cosa vi siete inventati? Ce lo raccontate?

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Written by Babbo Leo

marzo 23rd, 2010 at 6:27 am

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ahhh

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Ormai unopuntozero è grande. E chi è grande è autonomo.

Ecco, per esempio, quando gli scappa un bisogno lo annuncia con una frase tipo “mi scappa la pipì“, al che la risposta canonica è “bravo (?), vai a farla, ricordati di lavarti le mani e spengere la luce“. Al che lui parte e dopo un pò torna. Soddisfatto.

La soddisfazione è massima quando gli scappa qualcosa di un pò più consistente. Eh si, perché lì, oltre all’annuncio e alla autorizzazione è necessario anche l’accompagno (come con la pensione) e ci vuole l’assistenza diretta. In più, nel mentre, c’è un monitoraggio costante di quanto prodotto e ci sono i commenti in diretta.

E quando unopuntozero si gira per controllare quello che ha fatto ed esclama soddisfatto “ahhhhm che bella cacata” non possiamo che gioirne tutti. O no?

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Written by Babbo Leo

marzo 21st, 2010 at 7:14 am

Posted in apprendimento

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guarda cosa so fare

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Da qualche settimana Unopuntozero mi tampina con questa frase “guarda cosa so fare io...”

E prima, durante o dopo l’annuncio si propone in performance strabilianti.

Una volta è salito sul bracciolo del divano e si è buttato sul divano medesimo.
Coraggioso.

Una volta ha fatto un giro attorno a un palo, non mi ricordo se era una cartello stradale o una ringhiera.
Strabiliante

Una volta ha fatto a zoppino tutto il corridoio.
Fenomenale.

Una volta è salito da solo sull’altalena.
Eh beh.

Una volta si è toccato il naso con la lingua.
E io non ci riesco.

…to be continued

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Written by Babbo Leo

marzo 20th, 2010 at 1:03 pm

Posted in apprendimento,gioco

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e dal cucuzzolo…

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Con innocente e colpevole ritardo posso raccontarvi di 3 giorni bianchi fatti a gennaio dedicati (sigh!) solo ai puntozero. Per non rimanere delusi abbiamo deciso con lamamma di non portare nemmeno le nostre amate tavole, per non essere tentati e per dedicarci solo a loro. (qui ci vorrebbe o un applauso o un coro di insulti).

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Written by Babbo Leo

marzo 16th, 2010 at 4:32 pm

Posted in apprendimento,Viaggiare

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